L’associazione DIMA è nata dalla volontà di un gruppo di attivisti impegnati da anni sul fronte della solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente.

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Nell’impegno di questi anni in solidarietà con il popolo palestinese, è maturata la convinzione che
fosse necessario dotarsi di uno strumento in più, per dare carattere di regolarità e continuità organizzativa ad un tipo di iniziativa finora praticata in maniera sporadica e sperimentale, ossia la solidarietà concreta, attraverso il sostegno diretto alla società civile palestinese ed alle sue organizzazioni, ormai da anni chiamate ad operare in condizioni proibitive.

L’associazione prende il nome da DIMA SAID AHMED AL ZAHAL, una bambina palestinese nata il 12 febbraio del 2004 a Beit Lahya, nella Striscia di Gaza, in una famiglia composta da tre fratelli e tre sorelle, oltre che dalla mamma e dal papà, un contadino che lavora saltuariamente, di fatto disoccupato. La famiglia, come tantissime a Gaza, vive grazie agli aiuti delle Nazioni Unite. Il 7 gennaio del 2009, i jet F16 dell’aviazione israeliana hanno bombardato Beit Lahya, in una delle
tante incursioni dell’operazione “Piombo Fuso”.

Nel bombardamento, sono rimasti feriti gli zii ed una cugina di Dima. Dima è stata ferita gravemente alla testa, all’addome ed alle gambe, mentre si trovava in casa degli zii. Non essendo possibile curarla negli ospedali di Gaza, l’11 gennaio è stata trasferita all’ospedale “Palestine” al Cairo. La mattina del 2 marzo 2009 una delegazione del Forum Palestina diretta a Gaza ha visitato l’ospedale, ed è lì che alcuni dei fondatori hanno visto Dima, così piccola che quasi spariva nel letto dell’ospedale. Nel pomeriggio di quel giorno, Dima è morta.

Dima è stata l’ultima vittima bambina dell’operazione Piombo Fuso, precisamente la numero 313 del rapporto “War crimes against children”, pubblicato nel maggio 2009 dal Palestinian Centre for Human Rights. Per i nostri mezzi di informazione, le vittime palestinesi non hanno quasi mai un nome, un volto, una famiglia. Nascondere le loro vite è un modo per deumanizzarle, per rimuovere l’esistenza dei Palestinesi come popolo.

Intere generazioni hanno conosciuto la persecuzione degli Ebrei attraverso le pagine del diario di una bambina olandese che si chiamava Anna Frank. Alla bambina palestinese Dima Al Zahal, non hanno lasciato nemmeno il tempo di imparare a scrivere.

Progetto Asilo

Nome del progetto: “ Costruzione e funzionamento di un asilo nido ( Vittorio Arrigoni )”
Luogo del progetto: Campo profughi Khan Younis, provincia di Khan Younis, Palestina
La direzione del progetto è affidata all’associazione: “Ghassan Kanafani”.
Costo totale del progetto: $ 91.410

Logo Asilo Vittorio Arrigoni a Khan Younis

Introduzione e analisi del contesto

Nella striscia di Gaza in generale, e nei campi profughi in particolare, si vive in condizioni economiche, politiche e sociali molto difficili per vari motivi. I più importanti sono la continua aggressione israeliana, l’assedio e la chiusura, l’aumento della povertà e della disoccupazione, le divisioni interne palestinesi, ai quali si aggiunge la sofferenza più grande, quella che riguarda l’arretramento dei valori democratici e di progresso tra la popolazione di Gaza e tra i giovani in modo particolare.
E’ evidente l’influenza negativa su bambini e donne delle condizioni politiche, economiche e sociali, di fronte alle quali tante forze politiche e sociali si impegnano per affrontarle e per permettere al popolo palestinese di resistere e di continuare la sua lotta per la libertà e l’indipendenza.

Siamo convinti che, per rafforzare la resistenza di questo popolo per affrontare l’occupazione in modo valido, si dovrebbero rafforzare gli indirizzi democratici e il progresso nella società palestinese, e siamo convinti della centralità e dell’importanza dell’ educazione, della democrazia e del progresso.
Per questo l’associazione “Ghassan Kanafani” organizza molte attività di servizi per i bambini palestinesi nella striscia di Gaza e tra queste attività dirige un numero di asili (scuole materne), visto che nella striscia di Gaza gli asili privati hanno un costo altissimo in confronto alla disponibilità economica delle classi povere ed emarginate della popolazione.
Per questo l’associazione “Ghassan Kanafani” organizza questi servizi a costi irrisori.

Obiettivi del progetto

  1. Costruzione e funzionamento di un asilo in un campo profughi palestinese a Gaza.
  2. Creare un asilo rivolto ai bambini della classe povera e emarginata della popolazione
  3. Creare posti di lavoro per donne del campo profughi.
  4. Creare un asilo nell’interesse degli indirizzi democratici della società palestinese.
  5. Mettere una base per la cultura nazionale democratica tra i bambini di ambo i sessi.

Piano di lavoro

  1. Concordare con i finanziatori la quota di partecipazione.
  2. Affittare una casa di minimo 300 metri quadri con giardino annesso.
  3. Progettare con un architetto un piano architettonico per adeguare il locale alle esigenze di un asilo.
  4. Bandire una gara d’appalto per la ristrutturazione del locale secondo le leggi vigenti.
  5. Inizio dei lavori.
  6. Ideare la descrizione dell’arredamento e bandire l’appalto degli acquisti.
  7. Individuare i tipi di giochi adeguati e bandire l’appalto.
  8. Conclusione dell’arredamento e dei giochi.
  9. Individuare le caratteristiche e le professionalità del personale.
  10. Presentazione del personale.
  11. Scelta del personale attraverso un metodo di competitività e di trasparenza.
  12. Bandire corsi di formazione per il personale.
  13. Individuare e comprare tutto il materiale didattico e di cancelleria.
  14. Iniziare le iscrizioni all’asilo.
  15. Inaugurazione e apertura.

Garanzia nella continuità del lavoro

L’associazione “Ghassan Kanafani” gestisce già cinque asili nella striscia di Gaza, avviati da diversi anni, e la continuità dipende da:

  1. Contributo, seppur simbolico, dell’ utenza, per stimolare la continuità del progetto.
  2. Contributo della società civile, attraverso la rete dei servizi di volontariato o semi-volontariato,  e anche attraverso una sottoscrizione della società locale.
  3. Finanziamenti e/o contributi da altre organizzazioni che si interessano delle stesse problematiche.
  4. Finanziamento da parte delle organizzazioni internazionali.